VII Edizione Master 2015

Contenuti 2015

Interdisciplinarità e transdisciplinarità caratterizzano l’intero curriculum formativo, pur mantenendo una cogente unità di saperi, nel rispetto della centralità della persona. I contenuti vengono quindi declinati mantenendo presente la ricerca di senso che la vita assume dinanzi alla morte. Per questo motivo sono previsti momenti di incontro, confronto e discussione con specialisti che presentano la loro opera di ricerca e studio, ma sono garantite anche esperienze guidate negli spazi sociali in cui il tema della morte viene apertamente considerato.

Insegnamenti:

LA MORTE E LA TERRA

Severino affronta l’originario tema dell’essere a partire da Parmenide e discutendo come l’indicazione dell’eternità sia stata tradita dando origine al pensiero occidentale, indicato come essenzialmente nichilista. Il filosofo affronterà il rapporto tra angoscia nichilista e rappresentazioni della morte, considerata come annientamento della cosa, peraltro già pensata dall’Occidente come niente. Riflettendo sull’opposizione assoluta tra essere e non-essere, dato che tra i due termini non vi è nulla in comune, il filosofo mostra la sostanziale impossibilità del divenire e quindi del morire. Dato che l’essere è, e non può mai diventare un nulla, ogni essente è eterno. A partire da questa necessità, il filosofo indicherà come ogni cosa, ogni pensiero, ogni attimo sono eterni e come il divenire temporale non può, quindi, che rappresentare l’apparire successivo degli eterni stati dell’essere.

EMANUELE SEVERINO – UNIVERSITÀ VITA E SALUTE SAN RAFFAELE

 

VIVERE IL MORIRE 

Elaborazione in prima persona attraverso dinamica di gruppo dei vissuti personali relativi alla morte. La dinamica di gruppo riguarda il gruppo e le sue modalità di funzionamento. È un campo di applicazione molto importante della psicologia clinica che considera come tre o più individui si mettono in relazione tra loro e come gestiscono il loro rapporto e gli aspetti di socializzazione. In particolare in questo ambito si considera come l’interazione produca influenza tra i soggetti e come da questi derivino processi che costruiscono un’unità relazionale. In queste lezioni, gli aspetti di dinamica di gruppo sono utilizzati per l’elaborazione del pensiero di morte.

MARCO SAMBIN – UNIVERSITÀ DI PADOVA

 

PRINCIPI EDUCATIVI DELLA RELAZIONE  CON IL PAZIENTE CHE MUORE

Il paziente morente, soprattutto se giovane, rappresenta un segno di fallimento per la scienza medica. Ma questo è vero solo in un modello di approccio al paziente di tipo biomedico. Da un punto di vista pedagogico il morente è semplicemente un paziente, degno come gli altri di ricevere educazione, che nel suo caso diventa accompagnamento ad una morte significativa. Il presente corso vuole tentare di offrire alcuni strumenti per definire il ruolo educativo del caregiver negli ultimi giorni di vita della persona malata.

NATASCIA BOBBO – UNIVERSITÀ DI PADOVA

 

ANTROPOLOGIA CULTURALE DELLA TANATOLOGIA 

In ambito antropologico e tanatologico, i ricercatori hanno descritto vari e interessanti fenomeni inerenti alla morte e al morire. Queste lezioni propongono una discussione sugli aspetti fondamentali che caratterizzano la ricerca antropologica culturale sulla morte. Descrizione e analisi di usi e costumi, con particolare attenzione ai territori del nord-est europeo.

AMEDEO BOROS – UNIVERSITÀ DI PADOVA

 

DALL’ONCOLOGIA ALLA PALLIAZIONE 

Analisi e discussione dell’esperienza multidimensionale della sofferenza nel paziente oncologico in fase avanzata, con particolare riferimento alle ancora limitate ricerche cliniche controllate e alla eziopatogenesi e terapia della “fatigue”, sintomo prevalente, ma ancora poco compreso. Il concetto di sofferenza è generalmente definito come la percezione individuale di rottura dell’equilibrio che sottende al benessere biologico e socio-psicologico. Nonostante la sua centralità nell’attività medica-assistenziale, disponiamo di poche ricerche dirette a enucleare la sofferenza intesa nella sua globalità, mentre più numerosi sono gli studi sulle singole cause, che forniscono una visione inevitabilmente più riduttiva. E’ stato persino sottolineato che la sofferenza intesa come esperienza del profondo sia fondamentalmente inaccessibile allo studio secondo il metodo scientifico.  In ambito oncologico la sofferenza è stata rilevata come strettamente associata a sintomi fisici, anche se in  alcune analisi questa correlazione appare meno forte. Infatti, non è sempre vero che dolore e sofferenza siano sinonimi o che convivano in egual misura nel paziente avanzato. Addirittura è dimostrato che, nonostante la maggior parte dei pazienti avanzati o pre-terminali vivano uno stato di sofferenza, altri non la percepiscono affatto. Gli studi controllati, pur considerando la rilevante problematica dell’adeguatezza dei metodi di rilevazione, evidenziano variabilità nelle cause della sofferenza.

GIUSEPPE AZZARELLO – OSPEDALE DI MIRANO

 

ELEMENTI DI MEDICINA DEL DOLORE

Il dolore e’ una spiacevole sensazione e un’esperienza emozionale associate con una condizione attuale e potenzialmente legata a un danno ai tessuti. Si tratta di una dimensione soggettiva che ogni individuo impara a gestire in base alla propria esperienza e ai vissuti, specialmente quelli precoci. Questa definizione evita di legare il concetto di dolore a quello di stimolo, perche’ il dolore viene considerato come un aspetto fortemente dipendente da fattori di carattere psicologico, che determina il rapporto mente-corpo. Si tratta dunque di un fenomeno multifattoriale che richiede di essere considerato nelle sue componenti ecologiche, neuropsico-fisiologiche, per permettere di definire i criteri tramite cui classificare lo stato dei diversi pazienti. Partiamo da questo assunto fondamentale per asserire che la terapia del dolore non puo’ limitarsi alla somministrazione di farmaci analgesici, ma al contrario richiede un intervento integrato, tra cui, come dimostrano le piu’ recenti (eppure collaudate da storica sperimentazione) ricerche, emerge per significatività l’ipnosi.

ENRICO FACCO – UNIVERSITÀ DI PADOVA

 

ELEMENTI DI FILOSOFIA E SOCIOLOGIA DELLA RELIGIONE

La fede non è solo un’istanza del cuore ma anche della mente. Infatti, specialmente in Occidente, essa ha conquistato un importante spazio nel pensiero razionale. Conoscere questo aspetto fondamentale delle principali religioni storiche occidentali è molto importante per comprendere gli aspetti culturali di fondo che caratterizzano le rappresentazioni della morte. Il termine «Religione» deriva dal latino «religare», ovvero «legare». Da un punto di vista antropologico è possibile osservare che l’uomo inevitabilmente si lega ad alcune sorgenti di senso o di valore a cui chiede di conferire significato ed ordine al vivere. Il Modulo offre una serie di chiavi di lettura per distinguere la dinamica antropologica del «legarsi» dai differenti «legami» che qualificano gli orientamenti personali (in termini confessionali e/o valoriali), sempre tenendo presente la prospettiva del confronto con il problema (o il mistero) della morte. All’interno di questo fenomeno, si analizzeranno le trasformazioni nell’immaginario e nelle pratiche relativamente alla morte e al morire, con riferimento anche alle diverse culture e religioni presenti, e alcune conseguenze di questi processi in ambito ospedaliero.

GIOVANNI GRANDI – UNIVERSITÀ DI PADOVA

 

METODI E TECNICHE PER LA RICERCA QUALI-QUANTITATIVA ED ETNOGRAFICA SULLA MORTE E IL MORIRE

L’etnografia è un metodo di ricerca qualitativa spesso usato nelle scienze sociali, in particolare in antropologia, in sociologia e in psicologia sociale/clinica. E’ spesso usato per raccogliere dati relativi ai gruppi umani e alle società. I dati sono raccolti attraverso la partecipazione attiva, l’intervista, questionati. Gli obiettivi etnografici descrivono dunque la natura di coloro che sono studiati (soggetti e usi). In queste lezioni viene presentato il metodo etnografico e il modo per elaborare statisticamente i dati testuali raccolti con intervenste e questionari. Queste lezioni propongono un’introduzione ai metodi dell’analisi statistica dei dati testuali e una panoramica sui software recenti disponibili.

ARJUNA TUZZI – UNIVERSITÀ DI PADOVA

 

PSICOLOGIA DELLA RESPONSABILITÀ E DELLE RELAZIONI D’AIUTO

Per rendere evidente il senso della perdita, di cui la morte è solo uno degli aspetti, le lezioni si concentrano sull’importanza della dimensione relazionale nella costruzione dei significati che legano le persone le une alle altre. Uno specifico rilievo viene offerto ai temi della responsabilità e della colpa, che intervengono nelle dinamiche del lutto. L’insegnamento comprende un modulo all’interno del quale viene  discusso il rapporto tra psicologia della responsabilità, autodeterminazione e le pratiche dell’amministrazione di sostegno.

ADRIANO ZAMPERINI – UNIVERSITÀ DI PADOVA

 

RIFLESSIONE E PRATICA BIOETICA 

“L’esperienza personale, così come le inchieste e le discussioni sui media – denunciava S. Bok alla fine degli anni ’70, intervenendo nel dibattito molto sentito in quegli anni all’interno della tradizione di pensiero liberale nordamericana sulla legittimità di considerare il suicidio medicalmente assistito come un diritto fondamentale – hanno dato a molti nella nostra società più di una ragione per temere la prospettiva di una morte degradante, prolungata, dolorosa. Vi sono crescenti prove che, benché la medicina abbia fatto grandi progressi, in molti paesi gli operatori sanitari gestiscono ancora in modo terribile l’assistenza in fase terminale. Deve per forza esserci un tale contrasto tra le conquiste della scienza medica e la diffusa incapacità di occuparsi in modo adeguato delle cure al termine della vita? È possibile che la sola via di uscita consista nel concedere a coloro che la scelgono qualche forma di eutanasia e di suicidio medicalmente assistito?”. Partendo dall’analisi di alcuni contesti clinici dove più problematico si fa oggi il morire, la riflessione proposta intende istruire alcune delle questioni etiche più ricorrenti nel dibattito bioetico sulle decisioni relative alla fine della vita. Lo scopo è di verificare se un’altra via è possibile che non sia necessariamente l’accanimento terapeutico o l’eutanasia.

CORRADO VIAFORA – UNIVERSITA’ DI PADOVA

 

PSICOLOGIA DEL CICLO DI VITA E COMPRENSIONE DELLA MORTE 

La morte è il centro di molte tradizioni e organizzazioni, e configura tutte le visioni del mondo che danno senso alla vita. Molte di queste riguardano il rapporto tra vita e oltre-vita, nonché la disposizione del corpo in funzione di queste rappresentazioni. Le modalità di rappresentare questo rapporto cambia però anche in funzione del ciclo di vita.

Le rappresentazioni della morte infatti non sono sempre uguali nel ciclo di vita degli individui. Cambiano a seconda dell’età e a seconda delle situazioni psicologico-relazionali vissute in determinati contesti. Un buon intervento di death education non può prescindere da queste competenze.

RENZO VIANELLO – UNIVERSITÀ DI PADOVA

 

PSICOLOGIA CULTURALE E PSICOTANATOLOGIA

La cultura occidentale contemporanea mostra un quasi completo disinteresse rispetto al tema della morte. Questo è vero non solo per la popolazione generale, ma include anche l’universo della ricerca scientifica e dell’intervento professionale. La sola ragione per cui è possibile comprendere questo diniego massivo è legato a fattori culturali che caratterizzano il pensiero occidentale che reprime questa area di riflessione.

Il corso considera gli aspetti simbolici della morte e come questi orientano le azioni della vita individuale e sociale, quotidiana e nella storia. Per un verso, vengono analizzati i processi di co-costruzione dei significati condivisi e i vissuti affettivo-emotivi che ad essi si collegano; per l’altro verso viene messa in evidenza la loro struttura logico-ontologica contraddittoria e il relativo legame con il dolore. Esperienze di role-playing e dinamica di gruppo vengono utilizzate per esemplificare gli aspetti teorici considerati.

INES TESTONI – UNIVERSITÀ DI PADOVA

 

LA MORTE NEL PENSIERO FILOSOFICO E TEOLOGICO 

L’insegnamento presenta la discussione filosofica e razionale che nel Novecento ha caratterizzato la ricerca intorno al senso della morte e del morire. Viene preso in considerazione il pensiero dei maggiori filosofi e teologi che hanno caratterizzato questo periodo storico.

CARLO SCILIRONI – UNIVERSITA’ DI PADOVA

 

SUICIDIO E PREVENZIONE

Aumentare la consapevolezza sul problema del suicidio e fornire sostegno psicologico alle persone con ideazioni suicidaria o che tentano il suicidio e fornire sostegno psicologico alla rete sociale delle persone che si sono suicidate è un compito sociale. Infatti i dati statistici sui tentati suicidi sono allarmanti e non solo nelle fasce sociali ad alto rischio.

DIEGO DE LEO – GRIFFITH UNIVERSITY (Australia)

 

INTRODUZIONE ALLA TANATOLOGIA: UN APPROCCIO STORICO-ANTROPOLOGICO

Il corso ha l’obiettivo di fornire una panoramica generale dei più importanti temi affrontati dalla ricerca tanatologica in età contemporanea in una prospettiva socio-culturale. Il filo conduttore sarà il concetto di “buona morte”, inteso non come criterio assoluto, ma come rappresentazione culturalmente situata che concorre nel plasmare l’esperienza soggettiva, senza determinarla. Particolare attenzione verrà dedicata alla dimensione interculturale e all’accompagnamento alla morte del paziente straniero.

ANA CRISTINA VARGAS – UNIVERSITA’ DI TORINO – FONDAZIONE FABRETTI

 

TERROR MANAGEMENT THEORY

La paura della morte condiziona la nostra esistenza, secondo i teorici della TMT, le persone mettono in atto dei meccanismi di difesa per contrastare il terrore che si ha rispetto alla propria morte. Sono stati identificati dei meccanismi (credenza nei propri valori culturali; alto livello di autostima; simbolizzazione del proprio corpo; relazioni intime) e si è visto che rafforzando uno o più di questi riusciamo a proteggerci dal terrore esistenziale e contemporaneamente attiviamo pensieri legati alla morte.

JEROEN ANDRE’ FILIP VAES – UNIVERSITÀ DI PADOVA

 

PSICONCOLOGIA E PALLIAZIONE. MODELLI DI INTERVENTO E RICERCA 

Verso la fine degli anni 70 la maggiore possibilità di curare il cancro ha coinvolto molte discipline quali l’oncologia, la psicologia, la psichiatria così come l’assistenza sociale e l’infermieristica. Una crescente attenzione è stata rivolta agli aspetti psicologici, alla qualità della vita, alla sopravvivenza, alla riabilitazione e alla fase ultima della vita. Di conseguenza, l’approccio psico-sociale al cancro ha acquisito un ruolo importante sia per la sua capacità di promuovere il corso della malattia sia per migliorare il processo degli effetti del cancro sulla persona. Lo scopo del lavoro è quello di riconsiderare l’approccio psicosociale in psico-oncologia, partendo dalla definizione multidimensionale della qualità di vita grazie ai dati recenti riguardanti il ruolo chiave della dimensione spirituale.

Uno degli obiettivi fondamentali dell’approccio psico-oncologica è quello di sostenere il paziente ad affrontare le domande di senso, senza negarle o essere emotivamente in difficoltà. In considerazione della storia individuale delle risorse e delle competenze della persona, questo approccio mira a promuovere il migliore adeguamento possibile alla diversa vita quotidiana colpita dal cancro e dai trattamenti che la cura del cancro comporta, in considerazione della diversa rappresentazione personale della condizione dell’essere-umano. Particolare attenzione sarà data alla fase avanzata del tumore e alla condizione terminale.

SAMANTHA SERPENTINI – Azienda ULSS 3- Bassano del Grappa (VI)

 

ELEMENTI DI SOCIOLOGIA E FILOSOFIA DELLE RELIGIONI E TEOLOGIA

L’insegnamento verte sugli elementi di base della teoria dei sistemi applicata alla religione, con particolare attenzione agli aspetti legati alla morte e alla questione della definizione dei confini simbolici e dell’autorità nelle religioni; la relazione fra carisma di fondazione e costruzione dei sistemi di credenza religiosa.

 VINCENZO PACE – UNIVERSITÀ DI PADOVA

SPIRITUALITÀ, TRASCENDENZA E MEDITAZIONE. LE TECNICHE TRADIZIONALI DI PREPARAZIONE ALLA MORTE

Sin da tempi molto antichi il mistero della morte è stato affrontato avvalendosi di percorsi esperienziali e simbolici, attraverso i quali era possibile comprendere e in qualche modo anticipare alcuni aspetti di quell’evento. Si tratta di un insieme di tecniche che nella loro essenza sono alla base dei principali modelli di pratiche meditative. Molto spesso le scuole portatrici di queste esperienze meditative si qualificavano come “scuole” di allenamento al morire, e ne danno testimonianza le iniziazioni arcaiche, i Misteri Eleusini, la meleté thanatou dei filosofi e le varie pratiche cristiane a partire dai Sacramenti dell’Iniziazione. Nel corso si esaminano i percorsi di preparazione alla morte attraverso pratiche meditative presenti nelle grandi tradizioni, soffermandosi in particolare sulle tecniche adottate nell’Età Classica, nell’Estremo Oriente e nel mondo celtico; si mostra inoltre come alcune di queste tradizioni siano sopravvissute nel primo Cristianesimo. Vengono infine analizzate alcune tradizioni cristiane di preparazione alla morte, mostrando aspetti “tecnici” dei percorsi proposti. La metodologia utilizzata prevede sia lezioni teoriche che momenti esperienziali costituiti da tecniche di respirazione, visualizzazioni e pratiche meditative: in questo modo si possono acquisire alcuni strumenti utili nelle pratiche di accompagnamento.

GUIDALBERTO BORMOLINI – I RICOSTRUTTORI

 

LA FAMIGLIA DI FRONTE ALLA MORTE

1. I diversi tipi di morte: aborti, morti perinatali, morti di bambini di diverse età ,di adolescenti e di giovani adulti, adulti come genitori e come coppia, anziani.

2. Morti attese, morti non previste ed imprevedibili, morti violente e morti coperte dalla vergogna.

3. L’organizzazione ed il contesto.

4. Tempo di resilience, rabbia, dolore, depressione e lutto.

5. L’imprevedibile ripresa della vita famigliare in diverse direzioni.

GRAZIELLA FAVA VIZZIELLO – UNIVERSITÀ DI PADOVA

 

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